La chiesa della Madonna della Neve di Castel Santa Maria, fu fondata sopra un precedente sacello, il 13 ottobre 1565 tale manoscritto riporta i nomi di coloro che posero la prima pietra: Don Pomponio Tibaldeschi, vicario del Vescovo di Spoleto, la seconda fu posta da Don Giovanni Battista Seneca Pievano della chiesa di S. Maria della Plebe a Norcia, la terza pietra spettò a Bartolomeo Ranieri e così via. Parteciparono quindi gli individui più importanti della vita ecclesiastica e politica di Norcia.

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Documento di fondazione della chiesa

Documento di fondazione della chiesa

 

Il miracolo della Madonna della Neve

La decisione di erigere la nuova chiesa venne dalla devozione popolare a seguito di un miracolo: un uomo, rimasto sepolto sotto la neve, si votò alla Madonna e lo trovarono dopo tre giorni ancora vivo.

Lì nei pressi, era già presente un venerato sacello con l’immagine della Madonna di Collefitto, opera della scuola degli Sparapane, che si decise di inglobare nella nuova costruzione, di cui divenne l’altare maggiore.

La scena del miracolo era stata riprodotta sulla base dell’organo, installato più tardi della decorazione dei nicchioni, nel 1594, in cui compariva la Madonna in una nube di luce, gli abitanti del castello e il miracolato, ritratto con le mani giunte in segno di preghiera. In questo periodo il culto della Madonna aveva trovato nuovo fervore, e venne accolta la dedica alla Madonna della Neve, tradizione istituita da papa Liberio nel IV secolo, per relazione con il miracolo. Mentre il tempio era in costruzione, nel 1570, papa Pio V estese il culto a tutto il mondo.

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miracolo della madonna della neve, forse opera di Fabio Angelucci da Mevale, oggi perduto

miracolo della madonna della neve, forse opera di Fabio Angelucci da Mevale, oggi perduto

 

L’architettura

Per l’architettura fu scelta una pianta semplificata del progetto di Bramante per San Pietro in Vaticano, quindi si suppone che appartenga alla scuola bramantesca. Sicuramente originale è la pianta ottagonale adottata, tuttavia sono frequenti le chiese a pianta centrale in questo periodo (si pensi a San Pietro in Montorio a Roma), inoltre, la pianta ottagonale, era stata adottata qualche anno prima per un’altra chiesa, la Madonna di Macereto, di dimensioni leggermente inferiori. L’interno, a croce greca, era animato dalla presenza di sei nicchioni.

L’origine della festa della Madonna della Neve il 5 agosto

Le notizie successive sono relative al 1567 quando fu istituita la fiera della Madonna della Neve, da celebrarsi ogni 5 di Agosto che, nei secoli, divenne uno dei momenti di incontro e di scambio più importante della valle. Questo giorno era già previsto dalla liturgia romana come dedicato alla Madonna, in ricordo del miracolo della nevicata estiva di Roma avvenuto ai tempi di Papa Liberio.

madonna della neve

Gli affreschi degli Angelucci da Mevale

La semplice e spoglia architettura, fu impreziosita dagli affreschi dei fratelli Camillo e Fabio Angelucci da Mevale, ultimi esponenti di una famiglia di pittori minori ma molto attivi in Umbria tra il ‘500 e il ‘600 che iniziarono la decorazione nel 1570, anno in cui fu affrescato il nicchione dell’Assunta, e poi vi lavorarono a più riprese ma seguendo un certo ordine, sino al nicchione della Madonna del Rosario, nel 1584.

Gli affreschi presenti erano i seguenti:

piantina

Il terremoto

La chiesa crollò rovinosamente a seguito della scossa di terremoto del settembre 1979, dopo un recente restauro del tiburio che aveva appesantito eccessivamente la volta. Aveva già subito dei danni agli affreschi e alla struttura durante precedenti terremoti, ma ne era comunque uscita integra.

La messa in sicurezza dell’edificio, eseguita subito dopo il crollo, non ha impedito il degrado inevitabile dei ruderi e delle parti restanti degli affreschi, sotto i quali, sono riemersi i disegni preparatori dei pittori. Sbiadendo di anno in anno, ed essendo comunque esposti alle intemperie, stanno lentamente scomparendo del tutto. Sotto all’altare principale è riemerso il rocchio di una colonna romana.

Durante la messa in sicurezza dell’edificio, gli affreschi superstiti sono stati coperti da una tettoia in plexiglas, che però, a distanza di più di trent’anni, non è stata sufficiente a proteggerli dalle intemperie e del tempo.

Dal 1979 nessuno si è più interessato alle sorti di questi ruderi, che al momento, sono molto pericolosi in quanto potrebbero finire di crollare da un momento all’altro.

Sono rimasti in piedi soltanto quattro delle otto facce che caratterizzavano quest’edificio, compresa la scala per accedere al cornicione e le sagrestie vecchia e nuova, che era stata restaurata di recente.

il terremoto

Si sono conservati solo brani pittorici del nicchione dell’Assunzione, dell’Adorazione dei pastori, molto poco della Visitazione, la lunetta della Deposizione con il Cristo risorto e poco altro sia della Crocifissione che della Madonna del Rosario. Anche nella sagrestia vecchia, con il crollo dell’intonaco, sono riemersi frammenti di affresco, comunque illeggibili.

In conclusione, la chiesa della Madonna della Neve sta sostanzialmente finendo di crollare. Come è ovvio, se ci sarà un ulteriore intervento delle autorità, sarà la definitiva demolizione, perché i ruderi al momento sono molto pericolanti.

Tuttavia è bene ricordare l’importanza che ebbe questa chiesa per la piccola comunità di Castel Santa Maria, la bellezza della sua architettura e della sua decorazione, il suo rilievo come luogo di culto regionale: da tre anni, la Pro Loco di Castel Santa Maria ha ripristinato, con grande successo e una certa commozione, la festa del 5 di Agosto, che ha riscosso una grande partecipazione nei comuni vicini.

Ci auguriamo senza dubbio che quello che fu probabilmente un piccolo tempio in epoca romana, come testimonia il rocchio della colonna riemerso sotto l’altare, una pieve in età medievale, una sacello nel quattrocento e una chiesa dal cinquecento in poi, è destinato a continuare la sua tradizione millenaria di luogo di culto anche negli anni a venire.

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